Negli ultimi anni, a seguito, soprattutto, della novella introdotta dall’art. 30, d.l. n. 185/2008 (istitutivo dell’EAS) e delle collegate circolari AdE n. 12E e 13E del 09/04/2009, si sono succedute, e sono tutt’ora in corso, numerose verifiche fiscali nei confronti delle associazioni senza scopo di lucro e delle Associazioni Sportive Dilettantistiche in particolare; verifiche che sono state, in molti casi, particolarmente aggressive.

Tali verifiche hanno in effetti evidenziato, in alcuni casi, situazioni di effettivo abuso dello schermo associativo al fine di fruire indebitamente delle agevolazioni previste per il settore.

Spesso, tuttavia, sono state accertate imposte dovute, ed erogate sanzioni anche pesanti, prevalentemente, per non dire esclusivamente, sulla base di violazioni di carattere prettamente formale prescindendo da un’analisi sostanziale dell’attività effettivamente esercitata.

Il rigore e il formalismo di tali controlli, in numerose occasioni e soprattutto nella fase iniziale di tale attività, ha dato la sensazione di avere l’obiettivo di colpire indiscriminatamente i soggetti non-profit, sulla base del presupposto che il soggetto giuridico associativo senza scopo di lucro non sarebbe altro che uno schermo, una finzione giuridica, utilizzata per dare copertura ad una attività sostanzialmente imprenditoriale, e che, quindi, le agevolazioni fiscali siano state indebitamente utilizzate.

Ciò soprattutto nel corso di verifiche presso soggetti che svolgono attività principalmente non agonistiche (palestre, piscine, scuole di yoga) ovvero si occupano di discipline che non rispondono a una concezione di sport “tradizionale” e ampiamente superata (fitness, danza).

Laddove si sia invece in presenza di attività indubitabilmente sportiva (sport “tradizionali e agonistici”) e quindi tale ipotesi risultasse oggettivamente impercorribile, come nel caso di A.S.D. che svolgano attività sportiva agonistica sia senior che giovanile, effettuino corsi di avviamento allo sport, e posseggano tutti i requisiti sostanziali per la qualifica di ente associativo, il modus operandi dei verificatori è, e soprattutto è stato nella prima fase delle verifiche, quello di analizzare asetticamente l’esatto e puntuale rispetto di tutti gli adempimenti formali richiesti dalla legge e dallo statuto per “aggrapparsi” a presunte violazioni, appunto di natura formale, il cui rilievo può comportare il disconoscimento della qualifica associativa e/o sportiva dilettantistica e quindi la spettanza delle relative agevolazioni fiscali.

Un altro “filone” di verifiche fiscali particolarmente impattante e pericoloso per i sodalizi sportivi è infine rappresentato dal controllo in merito all’effettiva esecuzione delle prestazioni di natura pubblicitaria da parte dei sodalizi sportivi ed alla corrispondenza dei corrispettivi effettivamente conseguiti con quanto dichiarato nei contratti di sponsorizzazione e nelle fatture emesse agli sponsor.

image_pdfScarica in PDFimage_printVedi anteprima di stampa