Nel dibattito attuale sul futuro del non profit emerge con chiarezza una criticità: nel terzo settore pochi enti guidati da giovani, e questo rallenta la capacità delle organizzazioni di innovare, rigenerarsi e rispondere ai nuovi bisogni sociali. L’indagine promossa da Acri e realizzata dall’Osservatorio Statistico sul Terzo Settore dell’Università di Milano-Bicocca aiuta a comprendere come stanno cambiando le leadership, quali territori stanno sperimentando una maggiore presenza di giovani e quali sfide attendono le associazioni nei prossimi anni. I dati mostrano un settore vivace ma ancora poco aperto al ricambio generazionale, mentre le nuove generazioni, quando riescono a entrare nei ruoli apicali, portano competenze, parità di genere e una forte connessione con le comunità locali.

Nel terzo settore pochi enti guidati da giovani: cosa racconta davvero l’indagine Acri e perché interessa le associazioni

L’indagine “Verso una nuova leadership del Terzo Settore”, realizzata dall’Osservatorio Statistico sul Terzo Settore dell’Università di Milano-Bicocca insieme a Percorsi di Secondo Welfare, conferma un dato ormai evidente: nel terzo settore pochi enti guidati da giovani, e il ricambio generazionale procede lentamente. La ricerca nasce nell’ambito del premio “GenP. Giovani che partecipano” promosso da Acri, con l’obiettivo di capire come coinvolgere di più le nuove generazioni nella governance delle organizzazioni non profit. I dati utilizzano il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) aggiornato al secondo semestre 2025.

Il mondo del volontariato e del Terzo Settore

Il contesto demografico non aiuta. Le proiezioni Istat riportate nel documento mostrano che la popolazione under 35 continuerà a diminuire nei prossimi anni, mentre crescerà la fascia over 65. Ciò significa che il rischio non è solo la riduzione numerica dei giovani, ma la loro marginalità nei processi decisionali, con un possibile impatto sulla vitalità stessa del Terzo Settore. Per le associazioni, che vivono di partecipazione, volontariato e continuità, questa tendenza rappresenta una sfida molto concreta.

La fotografia del RUNTS mostra un ecosistema ricco e diffuso: oltre 134 mila enti iscritti, con prevalenza di Associazioni di Promozione Sociale e Organizzazioni di Volontariato, una presenza capillare nel 94% dei Comuni italiani e una forte concentrazione di attività nei settori cultura, servizi sociali e volontariato. Nonostante questa vivacità, la governance resta adulta: l’età media dei legali rappresentanti è di 58 anni, la componente femminile è ancora sotto il 30% e la struttura organizzativa appare spesso poco permeabile all’ingresso di figure più giovani.

Enti del terzo settore guidati da under 35

Il punto centrale dell’indagine arriva quando si analizzano gli enti guidati da under 35: appena il 7,1% del totale, cioè 9.602 organizzazioni. Da qui deriva la chiave interpretativa importante per il mondo associativo: in terzo settore pochi enti guidati da giovani non perché i giovani siano assenti, ma perché l’accesso ai ruoli apicali avviene soprattutto attraverso la creazione di nuove realtà, non attraverso un ricambio interno. L’indagine rivela che il 74% dei legal rappresentanti under 35 guida enti nati dopo il 2010 e quasi la metà associazioni fondate dopo il 2020. Le giovani leadership quindi emergono dove c’è innovazione, non dove ci sono strutture consolidate.

Geografia degli ETS a guida Giovani

Interessante anche la geografia del fenomeno: la leadership giovanile è più presente nel Sud Italia, in Valle d’Aosta e in Trentino-Alto Adige. Questo dato apre spunti utili per le associazioni: i territori che vivono più difficoltà socio-economiche o che registrano forti dinamiche di comunità sono anche quelli che sperimentano modelli più giovani e fluidi di partecipazione. Nei settori di attività, gli enti guidati da under 35 mostrano una forte vocazione culturale, mentre sono meno attivi nei servizi sociali, tradizionalmente più strutturati e complessi.

Un elemento di particolare valore riguarda il profilo dei giovani legali rappresentanti: età media 31 anni, presenza femminile oltre il 59% e un radicamento territoriale superiore rispetto alla media. Questo significa che quando i giovani entrano nella governance del Terzo Settore portano anche più equilibrio di genere, nuove competenze e un forte legame con la comunità locale. Esattamente ciò di cui molte associazioni hanno oggi bisogno per rigenerarsi.

Perché nel terzo settore ci sono pochi enti guidati da giovani?

La ricerca evidenzia tre motivi principali. Primo, la maggior parte dei ruoli apicali è occupata da figure adulte che hanno accompagnato la crescita delle organizzazioni per decenni, consolidando modelli di governance poco aperti. Secondo, mancano dati e strumenti per monitorare il ricambio generazionale all’interno delle associazioni, quindi non esiste una pratica diffusa di passaggio di responsabilità. Terzo, i giovani spesso non trovano spazi decisionali reali all’interno delle associazioni e preferiscono dare vita a nuovi progetti, più coerenti con le proprie competenze e visioni.

Il ruolo dei premi come leva per rafforzare la partecipazione giovanile

La parte dell’indagine dedicata alla filantropia introduce un ulteriore spunto: il ruolo dei premi come leva per rafforzare la partecipazione giovanile. La prize philanthropy, spiegata nelle pagine finali del documento, nasce proprio per riconoscere, sostenere e dare visibilità a esperienze innovative che portano valore sociale. Premi come “GenP” servono non solo a finanziare le iniziative, ma anche a legittimare il protagonismo dei giovani e a creare un ecosistema più accogliente nei confronti del loro contributo. È un messaggio che riguarda da vicino le associazioni, perché indica una strada possibile: offrire spazi reali, non simbolici, di leadership.

L’indagine lascia in eredità alcune riflessioni strategiche per chi guida enti non profit.

  • La prima: la presenza giovanile è un fattore di sostenibilità. Non è un tema “per giovani”, ma una condizione per la sopravvivenza futura delle associazioni.
  • La seconda: servono percorsi chiari, trasparenti e programmati di successione interna. Senza un piano per il ricambio, il rischio è che l’associazione invecchi con il proprio direttivo.
  • La terza: la cultura organizzativa va ripensata per diventare attrattiva. I giovani non chiedono ruoli “per cortesia”, ma spazi per generare impatto, possibilità di sperimentare, autonomia progettuale.

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