Quando si parla di Terzo Settore, capita spesso di sentire nominare sigle come ETS, APS, ONLUS e ODV. Sono termini molto diffusi, ma altrettanto spesso utilizzati in modo generico, come se indicassero tutti la stessa realtà. In realtà non è così. Capire il significato di ODV è il primo passo per orientarsi in modo corretto nel mondo del non profit italiano e per distinguere un ente costruito attorno al volontariato da altre forme associative che, pur operando senza scopo di lucro, hanno caratteristiche diverse. La disciplina delle Organizzazioni di volontariato è contenuta nel Codice del Terzo Settore, in particolare negli articoli 32, 33 e 34 del decreto legislativo 117 del 2017.

Capire il significato di ODV oggi vuol dire conoscere regole, requisiti, volontari, differenze con APS e ONLUS, iscrizione al RUNTS e gestione corretta.

La sigla ODV significa Organizzazione di Volontariato. Non si tratta soltanto di una definizione descrittiva, ma di una qualificazione giuridica precisa. La legge italiana, infatti, riconosce come ODV quegli enti del Terzo Settore costituiti in forma associativa che svolgono attività di interesse generale prevalentemente a favore di terzi e che si avvalgono in modo prevalente delle prestazioni dei propri volontari associati. Questo è il cuore della definizione normativa e anche l’elemento che meglio aiuta a comprendere la differenza rispetto ad altre realtà associative.

Che cos’è una ODV secondo la legge

Per comprendere davvero il significato di ODV, bisogna guardare alla legge e non solo all’uso comune del termine. L’Organizzazione di volontariato è un ente del Terzo Settore che può nascere come associazione riconosciuta o non riconosciuta. Deve essere costituita da almeno sette persone fisiche oppure da almeno tre ODV già esistenti. La norma chiarisce inoltre che l’attività dell’ente deve essere svolta prevalentemente in favore di terzi, attraverso il contributo prevalente dei volontari associati.

Questa definizione è importante perché evita una confusione molto frequente. Non tutte le associazioni con volontari possono essere considerate ODV. Esistono infatti molti enti senza fini di lucro che si avvalgono dell’impegno gratuito di persone disponibili, ma che non rientrano nella categoria giuridica delle Organizzazioni di volontariato. Per essere qualificata come ODV, l’associazione deve rispettare condizioni precise previste dal Codice del Terzo Settore, sia sul piano della struttura interna sia sul piano dell’attività svolta.

Il ruolo centrale dei volontari

Il tratto distintivo di una ODV è la centralità del volontariato. Il Ministero del Lavoro richiama una nozione molto chiara: l’attività di volontariato deve essere personale, spontanea, gratuita e svolta senza fini di lucro, neppure indiretti, esclusivamente per finalità solidaristiche. Questo significa che il volontario non agisce per interesse economico e che il suo apporto non può essere assimilato a una normale prestazione lavorativa retribuita.

Proprio per preservare questa identità, la legge consente alle ODV di assumere lavoratori dipendenti o di avvalersi di collaboratori autonomi soltanto entro limiti ben precisi. Il numero dei lavoratori impiegati non può essere superiore al 50% del numero dei volontari. Inoltre, i componenti degli organi sociali non possono essere retribuiti per la carica ricoperta, salvo il rimborso delle spese effettivamente sostenute e documentate. In altre parole, l’eventuale presenza di personale pagato può servire a rendere più efficiente l’organizzazione, ma non deve snaturarne la vocazione volontaria.

A chi si rivolge una Organizzazione di volontariato

Uno degli elementi più rilevanti nel significato di ODV riguarda i destinatari dell’attività. L’Organizzazione di volontariato opera prevalentemente a favore di terzi. Questo passaggio è decisivo. L’ente, cioè, non nasce principalmente per offrire vantaggi diretti ai propri associati, ma per svolgere attività di interesse generale in favore della collettività o di soggetti esterni all’associazione. È un’impostazione che rafforza la natura solidaristica dell’ODV e che la distingue da altre forme associative dove il legame con i soci è più diretto.

Da qui discende anche una precisa impostazione della vita associativa. Una ODV non può essere letta come un semplice gruppo informale di persone animate da buoni propositi, ma come una struttura chiamata a tradurre la spinta ideale in un’organizzazione concreta, con responsabilità, regole, adempimenti e obblighi di trasparenza. È questo passaggio che, nella pratica, fa la differenza tra un’associazione improvvisata e un ente davvero in grado di operare con efficacia nel quadro del Terzo Settore.

Come funziona una ODV nella pratica

Sul piano operativo, il funzionamento di una ODV ruota attorno agli strumenti tipici della vita associativa: assemblea dei soci, organo amministrativo, statuto, delibere, rendicontazione e gestione ordinata delle attività. I soci partecipano alla vita dell’ente secondo le regole fissate nello statuto, che deve disciplinare in modo chiaro ammissione, diritti, doveri, modalità di voto, nomina degli organi sociali e criteri di utilizzo delle risorse. I modelli standard richiamati dal Ministero prevedono, tra l’altro, il diritto degli associati di partecipare alle attività, votare in assemblea e candidarsi alle cariche sociali, se in possesso dei requisiti previsti.

Nella gestione quotidiana, una Organizzazione di volontariato deve occuparsi di iscrizioni, verbali, attività sociali, tenuta della documentazione, approvazione del bilancio o del rendiconto e aggiornamento delle informazioni richieste dal sistema del RUNTS. È un lavoro spesso meno visibile rispetto alle attività sul territorio, ma decisivo per la stabilità dell’ente. Oggi, infatti, la credibilità di una ODV passa tanto dall’impatto sociale quanto dalla sua correttezza amministrativa.

Iscrizione al RUNTS: perché è fondamentale

Oggi parlare di ODV significa inevitabilmente parlare di RUNTS, il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. Il registro è lo strumento attraverso il quale gli enti possono ottenere il riconoscimento formale come ETS e rendere pubbliche le informazioni essenziali sulla propria identità, struttura e attività. Il Ministero del Lavoro ricorda che nel RUNTS esiste una sezione specifica dedicata alle Organizzazioni di volontariato, e che l’istanza di iscrizione si presenta telematicamente tramite il portale dedicato.

Questo passaggio ha cambiato profondamente il settore. Oggi non basta definirsi “associazione di volontariato” in senso generico: per essere qualificata e riconosciuta come ODV, l’organizzazione deve inserirsi correttamente nel sistema previsto dalla riforma del Terzo Settore. Anche per questo motivo la fase costitutiva e quella gestionale richiedono sempre maggiore attenzione, soprattutto nella redazione di statuto e atto costitutivo e nel rispetto degli adempimenti successivi.

Come si costituisce una ODV

La costituzione di una Organizzazione di volontariato parte da due documenti fondamentali: atto costitutivo e statuto. Nel primo devono essere indicati gli elementi essenziali dell’associazione, come sede, soci fondatori, finalità, assenza di scopo di lucro, attività di interesse generale e struttura degli organi. Lo statuto, invece, entra nel dettaglio del funzionamento dell’ente e regola la vita associativa, dalle modalità di ammissione dei soci fino alle procedure di scioglimento e devoluzione del patrimonio.

La scelta tra associazione riconosciuta e non riconosciuta incide poi sul profilo patrimoniale e formale dell’ente. Nel caso dell’associazione riconosciuta, servono requisiti ulteriori e un percorso più strutturato; nel caso dell’associazione non riconosciuta, la costituzione è più semplice, ma resta comunque essenziale che i documenti siano coerenti con il Codice del Terzo Settore e con le finalità dichiarate. In entrambi i casi, una redazione superficiale dello statuto può creare problemi operativi e interpretativi già nei primi mesi di attività.

ODV significato: cosa sono, come funzionano e quali regole devono rispettare

ODV e APS: le differenze più importanti

Uno dei dubbi più frequenti riguarda il rapporto tra ODV e APS. Entrambe rientrano tra gli Enti del Terzo Settore e condividono alcuni elementi comuni, come l’assenza di scopo di lucro, la finalità civica e solidaristica e il rilievo del volontariato. Ma la somiglianza finisce qui. La vera differenza sta nella funzione che l’ente svolge e nel modo in cui si rapporta ai destinatari delle attività. L’ODV è pensata in modo prevalente per agire a favore di terzi, mentre l’APS, cioè l’Associazione di Promozione Sociale, ha più spesso una base associativa che beneficia direttamente delle attività svolte.

Cambiano anche alcune regole fiscali e il perimetro delle attività considerate non commerciali. Proprio per questo scegliere tra ODV e APS non è una questione formale o di convenienza nominale, ma una decisione che va presa in base alla missione concreta dell’ente, al tipo di attività svolta e al rapporto con i destinatari. Una definizione errata può produrre effetti significativi sul piano gestionale e normativo.

ODV e ONLUS: perché oggi non vanno confuse

Un’altra distinzione necessaria riguarda ODV e ONLUS. Per anni la parola ONLUS è stata usata quasi come sinonimo di associazione non profit, ma dal punto di vista giuridico e fiscale il quadro è molto più complesso. Con il nuovo assetto del Terzo Settore, la qualifica di ONLUS è entrata nella fase finale del superamento normativo. Il Ministero del Lavoro ha chiarito che dal 1° gennaio 2026 l’Anagrafe unica delle ONLUS è stata soppressa e che le ONLUS interessate a proseguire come enti del Terzo Settore devono presentare istanza di iscrizione al RUNTS entro il 31 marzo 2026.

Questo significa che oggi il significato di ODV va letto dentro il sistema pienamente operativo del RUNTS, mentre la figura della ONLUS appartiene a un regime in uscita. Continuare a sovrapporre i due concetti crea confusione, soprattutto per chi deve costituire un ente o gestirne gli adempimenti. Parlare correttamente di ODV vuol dire riferirsi a una categoria attuale, espressamente disciplinata e inserita nel quadro ordinario del Codice del Terzo Settore.

Le entrate commerciali sono possibili?

La natura non lucrativa di una Organizzazione di volontariato non esclude in assoluto la possibilità di realizzare entrate connesse ad attività di carattere commerciale. Il punto, però, è che queste attività devono restare compatibili con il quadro normativo del Terzo Settore e con la struttura dell’ente. In alcune ipotesi, previste dal Codice, la legge individua attività considerate non commerciali anche per le ODV, come talune vendite effettuate per fini di sovvenzione o attività legate a eventi occasionali. Al di fuori di questi casi, quando l’attività assume rilievo commerciale, entrano in gioco gli adempimenti fiscali connessi, compresa l’eventuale apertura della partita IVA.

Questo aspetto è spesso sottovalutato, ma è centrale nella vita dell’ente. Una ODV non deve rinunciare alla sostenibilità economica, ma deve costruirla senza tradire la propria identità e senza violare le regole che disciplinano il rapporto tra finalità solidaristiche, attività di interesse generale e gestione delle risorse. È qui che una buona organizzazione amministrativa diventa decisiva.

Perché conoscere il vero significato di ODV è importante

Capire il significato di ODV non serve soltanto a usare correttamente una sigla. Serve a comprendere come nasce, come opera e come deve essere gestita una Organizzazione di volontariato nel quadro attuale del Terzo Settore. Una ODV è un’associazione con una missione precisa, fondata sull’attività gratuita dei volontari, orientata prevalentemente verso i terzi e inserita in un sistema normativo che oggi richiede trasparenza, correttezza formale e attenzione agli adempimenti.

Chi vuole costituire o amministrare un ente di questo tipo non può limitarsi alla buona volontà o all’esperienza sul campo. Servono anche una struttura chiara, uno statuto ben costruito, una gestione ordinata e la capacità di leggere correttamente il rapporto tra finalità sociali e regole giuridiche. In questo senso, conoscere fino in fondo il significato di ODV significa mettere le basi per un’associazione più solida, più credibile e più capace di produrre valore reale per la comunità.

Per le associazioni che vogliono gestire in modo più semplice iscrizioni, soci, documenti e attività quotidiane, oggi esiste una soluzione pratica e immediata. Con AssoFacile Free è possibile iniziare gratis, senza costi iniziali, e provare una piattaforma pensata proprio per semplificare il lavoro delle realtà associative. Un’opportunità utile per chi desidera organizzare meglio la propria struttura, risparmiare tempo e avere strumenti digitali più ordinati e accessibili. Registrati gratis su AssoFacile Free e scopri come rendere più efficiente la gestione della tua associazione.

AssoFacile FREE

€0al mese · 12 mesi
  • Funzionalità base
  • Gestione quote sociali
  • Gestione tesseramento
  • Iscrizione online dei soci/tesserati
  • Gestione ruoli
  • AssoFacilePay

AssoFacile Premium

€29,90al mese · 12 mesi
  • Funzionalità avanzate
  • 5 amministratori
  • 1000 anagrafiche
  • Fatturazione elettronica
  • Gestione Contabilità
  • Gestione L.398
  • Gestione Rendiconti RUNTS
  • Gestione Scadenze
  • Gestione libri Sociali
  • Gestione Attività e Corsi
  • Gestione Magazzini

AssoFacile Exclusive

€49,90al mese · 12 mesi
  • Tutte le Funzioni PREMIUM +
  • Amministratori illimitati
  • Anagrafiche illimitate
  • Registro Volontari
  • Gestione Compensi
  • Gestione Grandi Eventi
  • Rimborsi spesa
  • Raccolte fondi
  • Sondaggi
  • Modulo Privacy
  • Gestione Voucher
  • Gestione Protocollo
  • Personalizzazione loghi e diciture documenti

Tutti i piani a pagamento sono abbonamenti annuali (12 mesi). Con il pagamento mensile il canone annuale è suddiviso in 12 rate. Rinnovo tacito, disdicibile fino alla scadenza.